RIP: FIlostrato Capoccio

Beccamorto, Guardia del Corpo di Lucrezio Raimondi

Description:

Filostrato Capoccio è un uomo alto e robusto. Lo si potrebbe quasi definire obeso se non fosse per i muscoli che si intuiscono sotto la spessa tunica scura.
Parla poco e quando lo fa è per rivolgersi direttamente al suo padrone Lucrezio Raimondi.

Emana un odore ace e dolciastro che probabilmente gli si è appiccicato addosso facendo il suo mestiere di Beccamorto. La sua pelle è estremamente chiara ed i suoi occhi perennemente iniettati di vene rosse.

Se qualcuno lo vedesse completamente nudo, capirebbe immediatamente che il Flagello lo ha preso, masticato e sputato. I segni degli artigli di una Furia sono riconoscibili sul suo fianco sinistro….ma non è morto ed ora la sua vita è segnata.

Bio:

Filostrato Capoccio nasce a Pianoro da Aquina Capoccio nota baldracca di paese. Terzo di sette tra fratelli e sorelle, non ha mai conosciuto il padre che si mormora essere un alto prelato della Chiesa, di passaggio a Pianoro.

Cresciuto sulla strada, senza alcun amico ed anzi spesso deriso per il fatto di essere il “figlio della puttana” ha sviluppato un caratte duro e burbero ma anche una capacità innata nel combattere ed una resistenza altrettanto elevata ai colpi ed alle malattie.

Forse è stato proprio questo che ha permesso che sopravvivesse ad una ferita che avrebbe spezzato in due ogni altro uomo comune.

Il fatto è successo alcuni anni addietro quando Filostrato stava facendo legna nei boschi vicino ad un laghetto utilizzato dai bambini di Pianoro per fare il bagno. Era pomeriggio e faceva molto caldo ed anche se i rami degli alberi del bosco riparavano Filostrato dai raggi del sole, la sua fronte era impregnata di sudore mentre cercava di abbattere un albero particolarmente ostico infastidito dagli schiamazzi dei ragazzi che si tuffavano nel laghetto.
Fu quando gli schiamazzi si trasformarono in urla di terrore che Filostrato capì che stava succendedo qualcosa. Con passo rapido e sicuro si diresse verso il laghetto dove una scena racapricciante si mostrò di fronte ai suoi occhi.

Un terribile ammasso di carne che aveva vagamente forma umana, e che Filostrato avrebbe poi saputo chiamarsi Ossesso, aveva appena dilaniato uno dei bambini sventrandolo e staccandogli un braccio e stava per assalire il gruppetto restante che, paralizzato dal terrore si era riparato contro le rocce della piccola cascatella.
Le urla dei ragazzini non potevano coprire l’odore putrescente della creatura e l’orrore del sangue che macchiava il laghetto.

Filostrato non pensò a tutte le volte che da quel laghetto fu scacciato probabilmente dai genitori di quei bambini, oppure a tutte le volte che di nascosto restava a spiare i giochi dei suoi coetanei piangendo in silenzio e da solo, ma si gettò addosso al mostro colpendolo alla schiena con la sua ascia. IL mostro parve quasi non accogersene, e quasi infastidito si girò per guardare chi poteva essere così stolto da attaccarlo. Un altro colpo di Filostrato al braccio della creatura provocò un taglio dal quale uscì una putrescente e densa poltiglia.

La creatura reagì con una furia ed una velocità inaspettata colpendo Filostrato prima alla testa eppoi, con i suoi artigli al fianco stringendo la carne dell’uomo come se fosse uno straccio consunto.

Nonostante la ferita Filostrato riuscì a ghermire il lungo pugnale da caccia che portava fianco e mentre la creatura si buttava su di lui con tutto il suo peso per schiacciarlo e dilaniarlo come aveva già fatto poco prima con il bambino, riuscì ad infilare l’arma attraverso la gola del mostro dritta fino al cervello. L’ultima cosa che vide prima di svenire fu il viso di un bambino chino su di lui.

Filostrato si risvegliò molti giorni dopo in un letto pulito e profumato, con lenzuola e coperte lussuose, nonostante tutto vivo.

Tra i bambini che aveva salvato infatti, c’era il figlio del Nobile Raimondi che per riconoscenza lo ha curato ed accudito nei giorni in cui Filostrato è stato tra la vita e la morte, ma la sua esistenza era cambiata per sempre…ora la sua carnagione un tempo olivastra era diventata quasi grigia, i suoi occhi inettati di sangue e le sue vene erano ben visibili e di un colore violaceo come quelle dei morti……era stato contagiato ed era sopavvissuto. Era diventato un Corrotto.

Il Nobile Raimondi non se la sentì di scacciare il salvatore di suo figlio ed alla fine gli diede il permesso di restare come Beccamorto di Pianoro e guardia del corpo della sua Famiglia.

Recatosi a Lucca come parte della delegazione, fu presto vittima in parte della sfortuna in parte della suo amore per la tavola. Per ben due volte bevve da anfore di vino avvelenate, e la seconda volta gli fu fatale.

RIP: FIlostrato Capoccio

Ultima Forsam TreEmme marcello_missiroli marcello_missiroli